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Nel regno di Thor la crisi non c’è

Scritto da on martedì, 3 maggio 2011No Comment

Come i loro colleghi che popolano l’Olimpo, anche gli dei della mitologia nordica, con residenza nel regno di Asgard, sono tanto belli, possenti e coraggiosi, quanto golosi, invidiosi e spacconi. Il più spaccone di tutti è il figlio del capo (un classico pure questo), che risponde al nome di Thor e di professione fa il dio dei fulmini.

Dalle strisce della Marvel Comics, il biondo nerboruto col martello magico è ora piombato nelle sale cinematografiche, impersonato da Chris Hemsworth, per la regia di quel Kenneth Branagh che in passato aveva mirabilmente portato sul grande schermo le appassionanti gesta degli eroi shakespeariani Hamlet ed Enrico V.

Il film comincia in un’ipotetica località del New Mexico, chiamata Puente Antiguo, dove atterrano in una nube di fumo tutti quelli che da Asgard si dirigono sul nostro pianeta. L’atipico “ascensore” ha attratto l’attenzione di Jane Foster, figura femminile che gli appassionati di fumetti  ricorderanno come infermiera e che qui invece veste i panni di un’astrofisica, studiosa di wormhole (per intenderci, i cunicoli spazio-temporali di Donnie Darko). Jane è impersonata da una Natalie Portman indecisa e inibita, che ci fa alquanto rimpiangere la Jodie Foster di Contact, a cui è visibilmente ispirata. Ora, passi per la giovane sia pur premio Oscar Portman, ma come assolvere il regista quando si scopre che perfino l’interpretazione di un veterano con il curriculum e l’abilità di Anthony Hopkins non risulta all’altezza delle aspettative? Invece, per ciò che riguarda il protagonista del film, se non sapessimo che è un dio e non ci lasciassimo distrarre da qualche suo numero alla Superman, verrebbe da pensare alla personificazione in un corpo solo del simpatico duo Bud Spencer-Terence Hill, per quanto spesso mena le mani e purtroppo anche per quei dialoghi scontati (qua e là mal tradotti) che cercano una risata troppo facile. In compenso, bisogna dire che nel regno degli dei non si bada a spese e, grazie alla computer grafica, i sontuosi edifici sono costruiti con oro massiccio, in contrasto con le oscure ambientazioni da brivido dove vivono i Giganti di Ghiaccio, il cui tocco raggelante è la naturale occasione per darci dentro con l’effetto morphing.

Insomma, come Odino ben sa e tenta di insegnare al dio dei lampi, nessuno può considerarsi del tutto al riparo dagli abbagli, nemmeno un grande come Kenneth Branagh. In ogni caso, i giochi non finiscono qua: continueremo certamente a vedere avventure di Thor sul grande schermo, come si desume anche dall’ultimo frammento di pellicola alla fine dei titoli di coda (non abbiate fretta di alzarvi!).

A cura di Lucilla Colonna

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